NEWS LETTER

sabato 29 luglio 2017

L'ENERGIA SESSUALE - UN DONO DIVINO.

Quando si parla di Energia Sessuale si nomina qualcosa di estremamente potente e straordinario. 



Bisognerebbe essere preparati per pronunciare anche solo il suo nome, perché ogni qual volta che la nominiamo, qualcosa di sconosciuto ed indomabile si muove al nostro interno.
L'Energia Sessuale non è qualcosa che ha che fare esclusivamente con la sessualità. L'atto carnale può essere una pratica per stimolare tale Forza a muoversi in determinati punti del corpo, detti anche Chakra, ma l'Energia Sessuale in realtà è un Potere Cosmico che dimora al nostro interno, una Forza Creatrice che vive in noi ma non è di nostra proprietà.

Per questo una preparazione fisica, emotiva, mentale non basta per poter Lavorare con questa Energia, perché non fa parte della personalità, e quindi necessita di essere incanalata da qualcosa di altrettanto cosmico.
Ma se la nostra personalità non è in grado di gestire tale potere, chi può farlo?
L'Essenza, la nostra vera natura immortale.
Se iniziamo a Lavorare con questa Energia dallo spazio della personalità, rischiamo di esserne travolti ed indeboliti, perché si dirige nei solchi più battuti dei nostri comportamenti, delle emozioni e dei pensieri abituali. Così giudizio, lamentela, paure, disagi preoccupazioni, divenendo più forti e insistenti, finirebbero per farci cadere ancora di più nell'abisso delle ombre personali. Attenzione quindi a farvi aprire i Chakra o smuovere la Kundalini!

Per questo è necessario un Lavoro su di Sé che ci possa permettere di infrangere le barriere della personalità, di disidentificarci dal corpo mentale, emotivo e fisico e stabilirci nello Spazio Sacro della nostra Essenza. Da questo Spazio possiamo utilizzare questa Energia per materializzare i nostri sogni, i nostri progetti, che non sono più legati ai desideri personali, come cercare un nuovo partner perché ci sentiamo soli o vincere la lotteria ecc ecc, ma ambiscono ad un vero e proprio contributo per tutta l'umanità, un supporto cosmico che discende su questo pianeta per l'evoluzione collettiva. Tramite l'identificazione con la nostra vera natura immortale è possibile lavorare con questa potente Energia e divenire degli 007 cosmici.

Ma come fa un Uomo a lavorare con questa Energia?
Nell'uomo la Forza Cosmica  è racchiusa nel suo seme, quindi sarebbe necessario evitare di disperderlo come animali selvatici e rimanere in stretto contatto con questa vitale Energia. Ciò non vuol dire di fare voto di castità, ma soltanto di chiudere le valvole del seme. Del resto non abbiamo bisogno dell'orgasmo per godere, è solo un allucinazione fisica, basta danzare con la compagna per provare quell'ecstasy che sentiamo ogni volta che ci mescoliamo con lei.
Se comunque sentiamo la necessità di rafforzare e nutrire il rapporto di Coppia possiamo donare il seme alla nostra compagna quando è in pieno ciclo mestruale, con un intento di consapevolezza, radicamento, ricerca della visione...e questo supporterà la Coppia per proseguire nel Cammino Sacro.

Come fa una Donna a a lavorare questa energia?
Per le nostre sorelle tutto è più semplice. Tramite il ciclo mestruale sono sempre connesse con questa Energia Cosmica e possono avere quanti orgasmi li pare e piace, purchè vissuti nella totale Consapevolezza. Questo pianeta è veramente la loro casa, fatta a propria immagine e somiglianza .Come la Terra esse sono madri creartici e non solo di figli, ma soprattutto di abbondanza, comprensione, compassione, introspezione, tutti valori e principi che fanno parte del cambiamento in atto su questo pianeta.
Infatti la vera Risvegliata è lei, non è un caso che, ai seminari, conferenze, raduni e incontri dove si parla di cambiamento interiore, la maggior parte dei presenti siano Donne.

Quindi cari fratelli....SVEGLIA!!!! La Donna supporta l'Uomo nel mantenimento e nel movimento di tale Energia.

Ma come facciamo ad incanalare questa Energia?
Questa Energia giace in letargo all'altezza dell'osso Sacro (già il nome la dice lunga). In questo spazio tale Energia è sempre a livello primitivo, quindi prevale l'istinto. Questa è la percezione ordinaria della Vita, quella che noi chiamiamo “normalità”, comunemente condivisa dalla massa.
Non è un caso che questa società sia così competitiva e aggressiva, perché appunto si basa sull'istinto, e l'istinto più forte è quello della sopravvivenza.
Tramite la Volontà, ed un impegno costante nel Lavorare su di Sé, andremo a trasformare mappe interiori che non ci appartengono, innescando il Fuoco sufficiente per far circolare questa Forza dal basso all'alto, andando verso il Cuore. L'Apertura del Cuore viene intesa come una Rinascita, un Risveglio o illuminazione, proprio perché tale Energia esce dalla tana dove è stata a lungo in letargo, per aprirsi alla Bellezza della Primavera. E qui l'istinto viene trasformato in intuito.
L'Apertura del Cuore intesa anche come fine della sofferenza è l'inizio di una nuova percezione della realtà, straordinaria, capace di cogliere la bellezza e la perfezione ovunque, dentro e fuori di noi.

Ma siamo ancora nella sfera dell'individualità, siamo passati dalle paure e preoccupazione della personalità, alla bellezza e alla perfezione dell'Essenza. 
A questo punto ci viene richiesto un'ulteriore atto di Volontà, di far muovere ancora verso l'alto questa Energia e liberare così la mente creativa. 

L'ultimo stadio di questo viaggio è il raggiungimento della visione completa ed illimitata per divenire Canali Coscienti dell'Energia Cosmica. 

Questo è l'unico vero motivo per cui siamo qui adesso, su questo Pianeta.

Matteo Bianciardi


martedì 27 giugno 2017

IL VIAGGIO DEL RISVEGLIO - CHI SONO IO?

Ciò che ostacola l'evoluzione e permette di mantenere l'uomo nella schiavitù è la falsa credenza dell'esistenza di qualcosa o qualcuno, una situazione,


un governo, un Dio o una persona, che dall'esterno sopraffà, opprime, manipola e controlla. Addossare la responsabilità della propria sofferenza ad un mondo esterno, spietato e crudele, che non perde mai l'occasione di procurare qualche nuova disgrazia, è un chiaro sintomo di mancanza di potere.
La maggior parte dell'umanità vive la sua esistenza calata nel ruolo della vittima, lamentandosi e disperandosi per la propria situazione; ogni singolo uomo ha la netta sensazione di trovarsi in un contesto più difficile e doloroso rispetto agli altri.
Ma tutto questo è una grande illusione!
Credere ad un mondo esterno brutto e cattivo, sempre pronto ad accanirsi contro di noi, è la prima menzogna da sfatare per vivere una Vita da Uomini e Donne liberi, per intraprendere il Viaggio di Risveglio.
Mettere in discussione le proprie credenze è un atto necessario e fondamentale per creare una breccia nel folto muro di nebbia che avvolge l'umanità.
E' possibile che il senso di oppressione che sento piombarmi addosso da un mondo esterno, sia in realtà  soltanto il prodotto di una distorsione dovuta alla mia incapacità di vedere la Verità?
E' probabile che la prigione in cui mi sento intrappolato sia qualcosa che dimora al mio interno?
Per dare concrete risposte a queste domande dobbiamo trovare il coraggio di vedere veramente la Realtà. L'uomo vive costantemente ipnotizzato in uno stato di rintronamento costante, in un mondo illusorio dove non pensa, ma è la mente che pensa per lui, dove non prova emozioni, ma è da esse trascinato, dove non vive il corpo, ma ne subisce la sua fisicità.
Per esempio, ad un primo appuntamento, ad un colloquio di lavoro, o ad un esame universitario, quante volte ti è capitato di sentire innescarsi in te, in maniera automatica, una sensazione di imbarazzo difficile da gestire?
E mentre sei al volante della tua auto, con la mente che passa da un pensiero all'altro, perso fra fantasticherie e preoccupazioni, in realtà, chi è che sta guidando?
E' necessario accettare di non essere presenti a sé stessi, è fondamentale vedere come i pensieri e le emozioni dettano legge nella routine quotidiana, nelle decisioni che riguardano il lavoro, la famiglia, gli amici... Quante volte hai perso “il controllo” e hai compiuto gesta che non volevi fare o espresso parole che non volevi pronunciare.
Il primo passo da compiere in questo viaggio verso la Libertà è quello di prendere coscienza del proprio stato di Consapevolezza. Attualmente l'uomo non è regista cosciente della sua vita, ed è facilmente trascinabile e manipolabile, non solo da tutto ciò che è fuori, ma soprattutto dalla falsa credenza che ha di sé, di ciò che crede di essere ma in realtà non è.
Noi non siamo la mente, non siamo le emozioni, non siamo il corpo.

Mettiamoci ancora una volta in gioco con fare sincero e poniamoci un ulteriore domanda: Se non sono la mente, non sono le emozioni, non sono il corpo, allora CHI SONO IO?

Matteo Bianciardi


mercoledì 14 giugno 2017

MEDITAZIONE E CONCENTRAZIONE IN OCCIDENTE

La meditazione, per molte persone, è un modo di amarsi, di stare bene con se stessi e soprattutto un modo per ritrovare la calma e la tranquillità che sempre più vengono a mancare in una società frenetica come quella occidentale. Una società che troppo spesso perde di vista l’importanza della natura e dei suoi ritmi.

La società occidentale è andata progressivamente aumentando il suo andamento fino a provocare stress laceranti e periodi di malattia fisica e mentale sempre più frequenti. I “tempi” sono un fattore determinante nel concetto più ampio di equilibrio, e questi, se sono alterati favorendo così il concetto di “risparmio del tempo”, finiscono per non corrispondere nemmeno con quelli biologici della persona. Se si crede che esseri umani e natura abbiano ritmi simili si comprende quanto ci sia allontanati da essi nelle nostre civiltà.

In passato le persone anche solo per nutrirsi, essiccavano i prodotti, ad esempio li conservavano sotto sale, e svolgevano questi lavori sapendo cosa mangiavano. Progressivamente invece, certe buone abitudini sono state sostituite da cibi industrialmente prodotti con la scusa di “risparmiare tempo” da poter poi dedicare ad attività del tutto discutibili. Ma anche questo ha contribuito ad allontanare quelle persone dai propri ritmi, il grande Gandhi in un suo discorso disse: “Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo”.

Meditare, quindi, significa anche recuperare un pochino di quel ritmo, di quel tempo, per brevi attimi o se fatto costantemente per lunghi momenti. La concentrazione costante e la meditazione sono ormai pratiche note, molte persone ogni giorno meditano e cercano nella concentrazione un aiuto per la risoluzione delle incombenze quotidiane. Meditare fa bene, è opinione oggi diffusa, “staccare la mente” fa bene e la creatività è uno strumento utile a questo distacco.

Distaccarsi dallo stress non significa distaccarsi dalla realtà ma solo prendersi del tempo per se stessi, e fare questo risulta poi salutare nella vita quotidiana. Meditare vuol dire dedicarsi del tempo, un tempo che poi diventa di qualità.

La meditazione come pratica si perde nella memoria del tempo, le religioni buddiste, taoiste e legate al paganesimo, ne hanno rivendicato a più riprese l’attribuzione, ma ad esempio, prima di queste religioni, vi erano culture come quella Bön, che era assai più antica di quella buddista, quindi non si può escludere che la concentrazione mirata e la meditazione venisse praticata anche in epoche nelle quali non vi erano testimonianze scritte. Fatto sta che oggi i benefici di questa attività vengono universalmente riconosciuti e nel campo esteso e controverso della medicina alternativa, la meditazione viene consigliata alle persone che sono sottoposte a fonti di stress.
Le diverse culture nel corso della storia hanno sempre ripreso attività e idoli con specifiche caratteristiche e pratiche di un certo tipo, ad esempio se ben si osserva la Storia delle Religioni e quella delle Filosofie Spirituali, ci si accorge che se in Oriente si parla di meditazione, in Occidente questa viene “sostituita” dalla concentrazione, dalla focalizzazione del proprio potenziale inespresso e tutto può essere ricondotto ad un altro principio, quello della Conoscenza del Sé. Anche la meditazione è una porta di accesso a questa conoscenza del Sé e anche alla comprensione dei propri limiti, chi stacca da una quotidianità che presenta frustrazioni, stress e disturbi vari, decidendo così di dedicarsi del tempo, ritorna a Se Stesso, e questo è per molti il vero obiettivo della meditazione.
Se ci si rifà alla ciclicità della natura e la si osserva come Madre generatrice, si comprende quanto oggi l’essere umano sia distante dai suoi ritmi. 

Lo sciamanesimo spesso parla di come il corpo, i sentimenti, la mente e l’anima siano connessi con la Terra e con i suoi ritmi. Di conseguenza l’aria viene vista come il pensiero, l’anima come il fuoco, i sentimenti come l’acqua che fluisce e, infine, il corpo come la Terra stessa; che “tradotto” vuol dire che perdendo il ritmo individuale si sacrifica quello che è il ritmo biologico e di conseguenza la nostra connessione al ritmo della Madre Terra. Un distacco doloroso che porta – sempre secondo una visuale sciamanica – alla malattia, e lo stress da molti è considerato un anticipo di malattia, anche per coloro che non aderiscono a questa filosofia spirituale.

Le tecniche della meditazione hanno oggi molti detrattori, chi si basa infatti sul primato della scienza non sempre riesce a cogliere il potenziale di esercizi volti a ristabilire un contatto con se stessi e quindi utili anche a placare pensieri ricorrenti o stati di stress. Purtroppo questo avviene sulla base di una concezione errata sia dei ritmi umani, sia delle cause che generano stress o malattie, e l’ampia gamma della medicina alternativa, con tutte le sue sfumature, ha invece compreso quanto sia importante per la persona il silenzio e un “angolo da dedicare a se stesso”. Ma oggi, anche una parte della scienza medica si è avvicinata alle concezioni olistiche che tengono a mente il valore della concentrazione e della meditazione, e anche se si parla di una parte esigua è comunque un inizio.

Molte persone prima di pensare a dedicarsi quel tempo, quello relativo alle meditazioni e al distacco da momenti di stress, si pongono troppe domande e dubbi che si traducono tra l’altro in ulteriori fonti di stress e incertezza. Una tipica domanda è: “Quanto devo meditare affinché questa pratica sia valida?”.
Meditare significa staccare ma anche lasciare spazio al fluire. Energia e rilassamento, associate a creatività e concentrazione sono gli ingredienti necessari per fare di una meditazione 
una buona meditazione al di là del tempo che a questa viene dedicato. In altre parole, non è la quantità di tempo che si dedica ad un’attività che fa la differenza, ma la sua qualità! 

giovedì 18 maggio 2017

RICONCILIAZIONE CON IL VERO SE'

Ognuno di noi custodisce dentro di sé un potenziale che non è ancora stato contattato, visto e manifestato. Un'infinita sorgente di risorse, energia e creatività che aspetta di essere scoperta, sperimentata e condivisa.

E' la totalità della nostra Intelligenza Divina, della parte più Autentica e profonda che troppo spesso non riusciamo a fare emergere nella vita di tutti i giorni, perché troppo occupati nelle frenetiche faccende quotidiane o distratti dalle preoccupazioni legate alla sopravvivenza. Per questo ognuno di noi porta dentro di sé un conflitto che dall'interno si espande nei rapporti interpersonali fino a sfociare nella follia collettiva di questa società.

Immagina di essere energia, precisamente della corrente elettrica, formata da due poli, uno positivo e l'altro negativo. Se questi due poli non si uniscono e collaborano, mai si accenderà la lampadina, e così il nostro mondo interiore rimane nell'ombra, al buio dell'ignoranza.

Si tratta del polo maschile e femminile, dell'emisfero destro e sinistro, della razionalità e dell'intuito. L'incontro tra mente e cuore, l'alto e il basso, il fuori e il dentro. Questo Lavoro di unione tra i due poli creatori è la Via per la Riconciliazione, da effettuare per prima in noi stessi e poi a seguire con gli altri e l'ambiente circostante. La totale fusione tra maschile e femminile apre l'accesso a nuove dimensioni, è la Porta del Nous, quella che ci fa entrare nella profondità della nostra Anima.

Non è una questione di uomo o di donna, di ruoli o di schemi, ma la ricerca della totalità di sé stessi, della Grande Opera di fusione tra la propria parte maschile e femminile, organizzatrice e sognatrice, di mantenimento e creazione.

Per comprendere meglio la Via per la Riconciliazione possono essere utili degli esempi pratici.

Una delle qualità del lato maschile, l'emisfero sinistro, è quella di esprime il potenziale organizzativo, che grazie alla capacità del pensiero razionale riesce ad inquadrare e mantenere fisse le idee, le azioni quotidiane da svolgere, gli appuntamenti progettuali ecc...
Manifestando questo aspetto in ombra potrebbe indurre la personalità a rinchiudersi dentro ad un recinto colmo di abitudini, vizi e credenze privando l'individuo della sua natura autentica.

Una delle qualità del lato femminile, l'emisfero destro, è quella di sondare, attraverso il sentire, gli infiniti spazi dell'inconscio e subconscio e tramite l'intuito guidarci nelle scelte della vita di tutti i giorni.
Esprimendo questa parte in ombra l'atteggiamento personale si traduce in un'eccessiva ricerca del divenire, di andare sempre oltre i limiti del conosciuto, ovvero il recinto costruito dalla parte maschile, e di perdere il radicamento nella dimensione della materia.

E' per questo che esiste la sofferenza in ogni personalità, perchè questi due poli non combaciando danno origine al conflitto interiore, con il polo maschile che tende a pianificare tutto e adagiarsi nella famosa zona di confort, mentre il lato femminile tende ad immaginare e varcare le porte dell'ignoto.
Uno mantiene e l'altra crea, ma ciò che va mantenuto teme il cambiamento, e ciò che si trasforma viene frenato da ciò che c'è già.

Riconciliare in noi questi due aspetti apparentemente diversi è la più grande Opera Alchemica che possiamo realizzare. Il nostro compito è quello di andare oltre l'apparente dualità ed unificare il polo maschile e femminile in un unico Io Centrale in grado di gestire il lato pratico dell'esistenza e la parte più eterea di noi che cerca continuamente di svelare i Misteri della Vita.

Spesso incolpiamo gli altri per le nostre sofferenze, malediciamo un mondo esterno perchè ci sentiamo travolti da continue disgrazie e ci lamentiamo per una società piena di ingiustizie, ma la causa della sofferenza è dentro ognuno di noi e la soluzione è appunto quella di portare pace nel conflitto di questi due poli.

Scritto da Matteo Bianciardi
a cura di Eva Coppini

giovedì 4 maggio 2017

L'ALCHIMIA COME VIA PER LA FELICITA' INCONDIZIONATA


Come posso ottenere una felicità incondizionata?


Questa è la domanda a cui tutte le domande in fondo conducono.
Qualunque cosa chiediamo non stiamo chiedendo che questo.

A noi sembra di stare cercando un posto di

lavoro, un compagno di vita, più denaro sul conto in banca, un hobby per il tempo libero o una nuova meta per le vacanze; ma non è così...e lo sappiamo bene. Stiamo sempre solo formulando la domanda delle domande:
Come posso ottenere una felicità incondizionata?

I monaci buddisti ci dicono che per entrare nella beatitudine dobbiamo meditare fino ad ottenere il nirvana.
Gli yogi indù ci dicono che noi siamo già Brahman -l'Assoluto- e che ogni sofferenza è illusoria.
I santi cristiani ci dicono che per essere felici dobbiamo aprire il nostro cuore, amare i nostri nemici e servire Dio.

Però quando il nostro partner ci annuncia che ha deciso di lasciarci, dimostriamo una capacità di gestire le emozioni simile a quella di un maiale che viene trascinato al macello!!!

Tutti gli insegnamenti spirituali mirano, di norma, a condurre progressivamente il discepolo in uno stato di coscienza superiore,all'interno del quale la sofferenza non è più presente.
Tale condizione viene indicata con diverse espressioni: la realizzazione del sé supremo, il Nirvana, l'Illuminazione, l'apertura del cuore...

Questo naturalmente è il traguardo verso cui tende anche l'Alchimia , conosciuta in passato come Ars Regia. Ma c'è da dire che in più il percorso alchemico, a differenza di altre vie, ci fornisce degli strumenti che possono mutare già da oggi il nostro modo di rapportarci ai problemi della vita.

Il comune praticante spirituale pur avendo cominciato a percorrere una via che un giorno lo porterà alla “liberazione finale” viene lasciato inerme di fronte alle piccole e grandi sofferenze che inevitabilmente si presentano lungo il suo cammino.

L'Alchimia offre uno strumento per lavorare direttamente sul dolore, sul disagio e sull'insoddisfazione, al fine di distaccarsi da essi e trasmutarli.
Gli alchimisti tramandano un insegnamento pratico che può cominciare a cambiare la nostra vita da oggi, se solo noi lo vogliamo veramente... il che non è così scontato.

L'Ars regia può essere divisa in due sentieri: Alchimia inferior e Alchimia superior

Sul sentiero dell'Alchimia inferior lavoreremo alla trasmutazione delle nostre emozioni negative – quelle per intenderci che ci procurano sofferenza – in emozioni superiori- quelle per intenderci che ci procurano gioia.
Questo permetterà alla nostra coscienza di identificarsi prima con l'Anima e poi, proseguendo nell'opera con lo Spirito.

Sul sentiero dell'Alchimia superior detta anche ars brevis lavoreremo invece con la sperimentazione diretta della gioia dell'anima senza dover prima passare attraverso la trasformazione della sofferenza, ma utilizzando come mezzi evolutivi l'intensa aspirazione al “servizio per l'umanità” e l'attività artistica.
Però vedremo che solo per alcuni (pochi fra noi) sia possibile giungere all'identificazione con lo spirito senza percorrere gli stadi intermedi.

Quello alchemico è il mezzo più rapido messo a disposizione dell'essere umano per conseguire la realizzazione interiore e approdare alla serenità.
Per intraprendere questo viaggio vi occorrono solo una buona dose di volontà e la disponibilità a lasciarvi sopraffare dall'amore.
L'arte regale si fonda proprio su queste due qualità: ferma Volontà e Amore compassionevole.

Qui si tratta di lavorare come scienziati,trasformando se stessi cellula dopo cellula.

Per quanto una Via possa risultare valida in se stessa, resta però il fatto che la luce entrerà in voi solo nella misura in cui lascerete la finestra aperta.

L'obiettivo del praticante di Alchimia consiste principalmente nella progressiva apertura del cuore. Aprendo il cuore entriamo in una nuova dimensione della coscienza, detta risveglio, che ci consente di scorgere la realtà oltre l'illusione.
Questo fa si che veniamo proiettati in uno stato di benessere costante, non più dipendente dalle situazioni del mondo esterno.
Tale stato viene di norma definito “illuminazione” o “risveglio”.
Una intelligenza più acuta, una straordinaria creatività e l'Immortalità sono gli effetti collaterali del risveglio dell'essere umano.

Il lavoro di risveglio della coscienza è un'opera di trasmutazione alchemica che ognuno di noi deve compiere all'interno di se stesso prendendo su di se la responsabilità del cammino intrapreso. Nessun istruttore o maestro può fare il lavoro al posto nostro. Dobbiamo conquistare ogni passo verso la consapevolezza lavorando ogni giorno su noi stessi.
Il risveglio avviene in virtù di una consapevolezza sempre maggiore di ciò che siamo, una consapevolezza conquistata giorno dopo giorno grazie a una costante osservazione di noi, cioè dei nostri comportamenti e meccanismi inconsci.
Proprio l'osservazione rappresenta il cardine del lavoro.
(Tratto da "Officina Alkemica" di S. Brizzi)

PER CHI E' INTERESSATO AD APPROFONDIRE IL PERCORSO ALCHEMICO E' BENVENUTO AI NOSTRI INCONTRI...

"Tu stai dormendo e soffri perchè non stai vedendo la realtà,
vivi in una realtà di sogno"

"I nostri corpi sono stati progettati per dormire, non per svegliarci,
per questo dobbiamo andare contro natura"



martedì 18 aprile 2017

LA VIA DEL FUOCO - INIZIAZIONE MINORE

"Ti do le chiavi per aprire le porte del Tempio; in Esso troverai il Fuoco rigeneratore che ti ingrandisce quanto il creato, la spada fiammeggiante per combattere le tenebre che ti costringono, la Verità suprema splendente e costante". 


Quando un aspirante è stimolato a incamminarsi lungo la Via della realizzazione del Sé, quando ha finito di leggere le cose più svariate cessato di parlare confusamente di cose spirituali, la sua coscienza gli impone un'azione più incisiva, operativa, tale da sospingerlo alla soluzione delle sue istanze. A questo punto da un vago cercare qua e là passa all'applicazione concreta della sadhana (ascesi realizzativa) e alla scelta di un Sentiero che sia congeniale al suo stato psicologico. Per chi è pronto essa potrebbe essere anche sufficiente per innalzarsi alla realizzazione dell'Essere in quanto è e non diviene. A chi è maturo bastano poche indicazioni per rimettere le ali e volare verso la libertà. 

Se l'ente vive nel conflitto, nella sofferenza psicologica, nell'irrequietezza e insoddisfazione vuol dire che qualche cosa non funziona in lui, o qualche cosa risulta sbagliata nella condotta della sua vita. Può darsi anche che il suo vivere poggi su una visione errata dell'esistenza, che segua una filosofia di vita a vicolo cieco, fino a rassegnarsi a procedere nell'inerzia o ad adeguarsi passivamente all'inconscio caotico collettivo senza alcuna prospettiva di venirne fuori. Eppure, l'uomo dell'inquietudine e dell'angoscia può avere senz'altro delle soluzioni ottimali, solo che dovrebbe essere più responsivo, più duttile, più umile e disponibile ad ascoltare una voce che difficilmente nel mondo dicotomico ha potuto ascoltare. 

Che cos'è poi una Via realizzativa se non quella che svela la Pienezza e la Conoscenza di sé, cose queste che si trovano entro lo stesso ente, ma che restano profondamente celate nel cavo del cuore perché l'attenzione è spesso rivolta al mondo del divenire più che a quello dell'Essere. Che cosa possiamo dare agli altri se la nostra vita è intessuta di emozioni, passioni, egoismi e ignoranza dei vari problemi esistenziali? Spesso neanche un conforto psicologico per sopravvivere. La maturità, a volte conquistata sotto il martello della sofferenza, impone prima o poi di distogliere l'Occhio della intelligenza dalle cose che non sono (mondo duale) e a dirigerlo verso lo splendore della propria essenziale natura. Indubbiamente ciò implica un capovolgimento di valori, una rivoluzione psicologica, un tendersi non più verso la linea orizzontale inefficace, infruttuosa, ma verso quella verticale di risveglio, di svelamento di potenzialità meravigliose che sono prerogative dell'animo umano. Questa sintesi operativa è rivolta appunto a quanti, maturati sotto la legge della necessità, vogliono assaporare la mirabile via della Libertà fino a essere Libertà-compiutezza. 

E' a questo punto che possiamo dare agli altri non semplice conforto psicologico, ma qualcosa di più. Il fuoco di cui si parla non è ovviamente quello che conosciamo a livello fisico. Un istinto, una passione, un'idea, ecc. non sono altro che fuoco in espressione: i nostri corpi di manifestazione (fisico, emotivo e mentale) sono composti di fuoco, la stessa materia è un concentrato di fuoco, una stella è un fuoco che illumina; la vita stessa può essere compresa in termini di fuoco. Nello Yoga si parla si sette centri di coscienza che esprimono energia-fuoco-luce. Alcuni di essi vanno risvegliati in modo che l'energia-fuoco s'innalzi lungo una determinata per portare la coscienza a dimensione universale. La vita del discepolo, dunque, è una vita di fuoco, e agli inizi egli può esserne turbato fino a rifiutare questo fuoco che gli sembra sconosciuto, dal momento che non ha mai interpretato se stesso in termini di fuoco. Quando però il discepolo si sveglia, il fuoco gli si impone ed egli deve riconoscerlo; può essere difficile in principio perché non sa come trattare l'elemento né come affrontarlo. Questo avviene solo perché l'avidya (non-conoscenza della propria essenziale natura) ci nasconde il fatto fondamentale che, dal campo di tensione che procede dal Principio universale al cuore della sostanza formale, tutto è fuoco. Quando il discepolo gradatamente scopre la propria realtà di Fuoco, è liberato dal fuoco. Si riconosce nel Fuoco e costantemente bruciando nel rogo elimina ogni cosa che si frappone tra lui e la sua essenza. Impara così a rigettare tutto ciò che non può essere sostenuto nel respiro del Fuoco. Possa questo breve trattato essere di utilità a quanti si accostano alla realizzazione del Sé. 

Dal libro "La triplice Via del Fuoco" di Raphael

martedì 4 aprile 2017

IL PECCATO ORIGINALE NON ESISTE

La traduzione letterale del termine Gan ’Eden che troviamo nei Testi Sacri originali è sorprendente: Eden significa “la dimensione del tempo presente”, mentre Gan significa “recinto, steccato”. 
Perciò la traduzione corretta di Giardino dell’Eden è RECINTO DEL TEMPO PRESENTE, che può essere paragonata ad una visione limitata della Vita. I nostri due simbolici antenati vivevano in un Giardino recintato dalla loro stessa ignoranza, nel senso che ignoravano di essere nudi, maschio e femmina, quasi totalmente inconsapevoli di ESSERE.

Quando la donna più criticata e disprezzata dall'intera società occidentale mangia il frutto dell'Albero della Conoscenza, in Verità compie l'atto più importante che un essere umano possa fare in questa Vita, ovvero quello di andare oltre il mondo comunemente conosciuto per uscire dalla famosa zona di confort.
Il gesto di Eva è un atto Sacro, nel senso che dona in sacrificio la sua esistenza, per quanto inconsapevole, al fine di intraprendere il Cammino di Conoscenza di Sé. Quindi visto da questa prospettiva Eva non è la donna del peccato, ma la prima a sperimentare il senso del Risveglio della Coscienza.

Oggi dovremmo ricordare questa donna non più come colei che ha condannato l'intera umanità alle pene della sofferenza, ma come quella che ha ricevuto per prima l'intuizione dell'Autorealizzazione di Sé. Eva non è una peccatrice....bensì una Maestra.
Il vero peccato è non mangiare il frutto!

Ma per noi occidentali è difficile accettare questo atto di disobbedienza perché siamo nati e cresciuti in un mare di obblighi e doveri. Sin da bambini veniamo educati a delle regole di comportamento secondo le quali veniamo premiati se rimaniamo nei limiti, che rappresentano il recinto, o puniti se sconfiniamo oltre le regole dettate dai familiari, insegnanti, datori di lavoro eccetera eccetera.

Uscire dal recinto significa andare oltre le proprie credenze, i condizionamenti e gli obblighi morali. Togliersi la maschera dietro alla quale ci nascondiamo, quella del perbenista, dello scorbutico, del don giovanni o il partner perfetto della famiglia del mulino bianco, e rimanere coerenti con il proprio sentire esprimendoci per quello che siamo.

Si, dobbiamo re-imparare a disubbidire anche se è impegnativo e ci porta ad andare contro corrente. Ogni qual volta abbiamo trasgredito i comandamenti di un Dio, familiari o obblighi sociali abbiamo pagato a caro prezzo questo atto rivoluzionario. Ma se continuiamo a negare la libera espressione di noi stessi le cose non migliorano, ci sentiamo frustrati e delusi, umiliati e repressi...quindi, in realtà, non abbiamo scelta. 

Dobbiamo ricordarci dei nostri due antenati, Adamo ed Eva, e trovare in noi il coraggio di osare ed andare oltre i confini del recinto. Uscire dalla zona di confort e metterci in discussione, questo è un cammino di Risveglio che ci porta verso la Libertà, fuori dal recinto della schiavitù interiore, individuale e collettiva.

Matteo Bianciardi.